“THE WAIT” – Regia e coreografia di Paola Scoppettuolo

Una approfondita e disincantata riflessione di Paola Scoppettuolo sul concetto e sul senso dell’Attesa. L’Attesa esalta le motivazioni del fare e presenta in sé un senso di eccitazione e di emozione profonda che spesso appaga più della realizzazione effettiva di ciò che stiamo attendendo. L’Attesa come metafora stessa della vita.

 
 

locandina Aleph 2015

Maestro Francesco Paniccia su “THE WAIT”:

“THE WAIT” è un lavoro totalmente incentrato sull’attesa. Un’attesa sentita, mossa dalle logiche del fare e pertanto carica di aspettative. Una sospensione inquieta destinata a schiacciarsi tra l

e pieghe dell’indifferenza e dell’ostracismo. Tra gli elementi costitutivi del lavoro è l’immagine dell”ombra”, ossia la proiezione dell’uomo sulla terra. Quest’ultima conferisce all’individuo una terza dimensione, l’anfratto per le sue paure ed i suoi demoni. Alter ego, antagonista, archetipo potente. L’ombra è il buio della coscienza ma è anche quel fertile sottosuolo da cui l’individuo risorge dopo la caduta. Una dimensione profondamente umana, dunque. Citando Jung: “il contatto con l’ombra è necessario per individuarsi, perché veniamo in empatia con una parte molto profonda di noi stessi”. Quando non riusciamo più a trovarla significa che la sospensione è terminata e con essa è terminato l’uomo, nella sua dimensione finita almeno. Tutto ciò che avviene tra la scoperta della propria ombra e la sua scomparsa è “Attesa”. Un’attesa che, in The Wait, diviene progressivamente più angosciante [in realtà io non posso più aspettare, è il disperato urlo di una delle ragazze]. Geniale questa coreografia di Paola Scoppettuolo, così come la successiva, entrambe frutto d’un intenso percorso culturale, un profondo lavoro sul gesto ed una viscerale autoanalisi.

 
 

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