allineamento pianeti in corso...

0

Nessun prodotto nel carrello.

17/08/2026

AI Act: come si sono adeguate le big tech alla trasparenza

AI Act: come si sono adeguate le big tech alla trasparenza

Loghi e simboli delle principali aziende AI accanto a un’etichetta di contenuto generato artificialmente · Immagine illustrativa generata mediante intelligenza artificiale.
Immagine illustrativa generata mediante intelligenza artificiale.

Trasparenza AI, il calendario dell’AI Act

Dal 2 agosto 2026 gli obblighi previsti dall’articolo 50 dell’AI Act richiederanno nuove misure per rendere riconoscibili i contenuti generati o manipolati dall’intelligenza artificiale. L’obiettivo è offrire agli utenti strumenti più chiari per distinguere un contenuto prodotto da una persona da uno realizzato con sistemi di AI.

Le strategie delle big tech

Le principali aziende del settore stanno seguendo approcci differenti. Anthropic punta su una filigrana invisibile globale, una soluzione pensata per identificare i contenuti generati dai propri sistemi senza alterarne necessariamente l’aspetto visibile.

OpenAI, Google, Meta, Microsoft e xAI adottano invece combinazioni diverse di watermark, standard C2PA e sistemi di disclosure. Le tecniche possono quindi agire sul contenuto, sui metadati o sull’informazione esplicita fornita all’utente.

Watermark, C2PA e disclosure

Il watermark consente di associare un segnale, visibile o invisibile, a un contenuto generato dall’AI. C2PA è uno standard orientato alla provenienza e all’autenticità dei contenuti digitali, mentre la disclosure consiste nel comunicare direttamente all’utente l’impiego dell’intelligenza artificiale.

La varietà delle soluzioni mostra che la trasparenza non si basa su un unico strumento. L’efficacia dipenderà dalla capacità di rendere le informazioni leggibili, interoperabili e persistenti anche quando i contenuti vengono condivisi o rielaborati.

La sfida dell’adeguamento

Per le aziende, l’applicazione dell’articolo 50 comporta la necessità di integrare misure tecniche e informative nei servizi AI. Per gli utenti, il risultato atteso è una maggiore consapevolezza sull’origine dei contenuti e sulle modalità con cui sono stati prodotti.

Il confronto tra le big tech evidenzia così una fase di sperimentazione ancora articolata: filigrane invisibili, watermark, C2PA e disclosure rappresentano strategie diverse per rispondere allo stesso obiettivo normativo, quello di aumentare la trasparenza nell’uso dell’intelligenza artificiale.

Fonte originale: Leggi l’articolo completo

Posted in News in pilloleTags:
Write a comment